Demood intervista: Dukwa

Demood intervista: Dukwa

Bentornati nel blog Demood, oggi faremo una chiacchierata con il prossimo ospite della Mood Night, Marco D’Aquino in arte Dukwa. Abbiamo deciso di fare questa intervista in quanto non amiamo fissarci dei paletti e crediamo che gli artisti abbiano molto da trasmetterci, oltre alle loro performance musicali.

Ciao Dukwa! Vorremmo per prima cosa toglierci una curiosità, se vuoi, come ti sei ispirato per scegliere questo nome.

Ciao ragazzi! Innanzitutto, grazie dell’invito. Fin da quando ero un bambino dalle mie parti mi chiamavano D’Aqua, abbreviazione del mio cognome D’Aquino. Durante una cena, un caro amico mi consigliò di cambiare il nome d’arte da Marco D’Aquino a Dukwa. Come sonorità sono identiche, cambia solo il modo in cui viene scritto.

Quando hai deciso che la musica era la tua strada?

Era il 2008 e rimasi folgorato dal mondo delle produzioni quando vidi mio fratello Giacomo usare Ableton. Da lì, nacque la voglia di trasmettere il mio messaggio attraverso la musica.

Sappiamo che hai mosso i primi passi a Firenze, ci parli degli inizi e che cosa è cambiato da allora?

Prima di diventar Produttore e poi Dj, frequentavo diversi club fiorentini: dal Tenax al Tabasco, passando per il Viper Theater e ai primi eventi di Lattex Plus, giusto per citarne alcuni. Più entravo nei meccanismi del mondo della notte e più che capivo che non si trattava solo di puro “divertimento”, ma che dietro agli eventi c’era una scena molto forte che puntava a portare qualcosa di nuovo in Città. Dopo tanti anni, però questa voglia di novità e di crescita si è tramutata in un circolo noioso e non più stimolante come prima. Negli ultimi mesi però percepisco un’energia diversa, ho notato che c’è molta voglia di rimettersi in gioco, c’è voglia di ritornare a far festa e che alcune giovani crew si stanno buttando sulla scena fiorentina, cercando di portar energia nuova ad una scena quasi morente a causa di molteplici fattori. Spero solo che sia la giusta occasione per creare qualcosa di nuovo, dove la musica è al centro di tutto.

Spesso qui nel blog abbiamo parlato delle influenze del passato e della storia della musica elettronica. Attualmente quale è il periodo storico o genere musicale a cui ti senti più legato?

Dagli inizi della mia carriera ho sempre avuto il bisogno “quasi viscerale” di dover evolvere e cercare qualcosa di fresco ed originale. (Questo lo potete notare anche nei miei dischi, dal primo su Bosconi, al progetto Life’S Track con Herva, alle mie ultime produzioni.) Produco tutt’ora non solo “dancefloor weapons”, ma anche ambient, electro, pura elettronica e Hip Hop. Quindi credo di non esser troppo fermo su un unico genere. Per quanto riguarda il momento storico dove mi sento più legato… Non c’è un momento storico in particolare, posso dire che mi diverto nel presente e son attratto dal futuro, da quello che può succedere e dalla capacità di crescere e migliorarsi giorno dopo giorno.

Il Covid sembra ormai un “quasi” lontano ricordo, perciò tirando le somme, qual è stato l’impatto della pandemia sulla tua musica?

Sinceramente sono rimasto un po’ spiazzato (come tutti d’altronde), non mi aspettavo un lockdown totale, sembrava di vivere in uno scenario apocalittico, tipico di un film Sci-Fi, ma dopo un primo periodo di appannamento ho cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno. Ho ripreso gli studi di pianoforte e ho continuato la ricerca musicale. In quel periodo ho terminato la traccia My Journey Into Eternity che avevo proposto nel live x Boiler Room – Plastic Dreams. All’inizio doveva esser solo una live track, ma più la sentivo e più mi dicevo che questa traccia doveva uscire e così ho fatto. Ricordo ancora quando Annie Mac (durante un suo show su BBC Radio) annunciò che MJIE era stata nominata “Hottest Record in the World”. Concludendo posso dire che il covid (nonostante non sia scomparso definitivamente) mi ha permesso di essere ancora più focus sui miei progetti e sulla mia musica.

Non possiamo esimerci dal parlare di futuro: quali sono i tuoi sogni nel cassetto e che progetti, quelli che puoi dirci ovviamente, hai in mente?

Vorrei dire che sono un instancabile SOGNATORE, sono determinato nel raggiungere gli obiettivi che mi prefisso, senza compromessi e senza paura. Progetti nuovi ce ne sono (e come), ma dovrete aspettare ancora qualche mese per poter “toccare” con le vostre orecchie e sicuramente non sarà qualcosa di scontato. PROMESSO!!!

Grazie per questa intervista Dukwa, ci vediamo lunedì in c.da Rotondo 10 a Tolentino!